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TURISMO Venezia non è un albergo

il giorno admin pada 24/07/2009 – 16:42Nessun commento
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“Venezia non è un albergo” è una delle campagne della prima ora del movimento, a favore di un turismo sostenibile, non vorace nel trasformare il patrimonio immobiliare cittadino da residenziale a ricettivo.

Obiettivo dell’iniziativa dei 40x è modificare radicalmente la stesura degli articoli dedicati alla specificità di Venezia nel cosiddetto “ddl Zaia”, proposta di legge sul turismo al vaglio del Consiglio regionale. Il 29 aprile c’è stata l’audizione di 40xVenezia in VI commissione regionale: insieme a enti, Apt, associazioni di categoria, abbiamo avuto modo di presentare le nostre richieste, mirate alla modifica dell’attuale stesura di quegli articoli (in particolarre, 131 e 132) che inchioderebbero Venezia ad un destino meramente alberghiero.

Cosa chiede 40xVenezia? L’associazione plaude all’introduzione dell’articolo 130 del ddl che riconosce la specificità di Venezia. Al contempo – come già evidenziato in numerosi incontri avuti con gli assessori comunali Vecchiato (Urbanistica), Rumiz (Patrimonio-Casa), Vianello (coordinamento Politiche sul turismo), con l’ex presidente della Provincia Zoggia, con l’assessore regionale al Turismo Manzato e in audizioni in commissione comunale Turismo – si stigmatizza la liberalizzazione di fatto nell’apertura di nuove attività ricettive para-alberghiere, contenuta negli articoli 131-132: una deregulation destinata a determinare una continua erosione del patrimonio immobiliare residenziale e a sottrarre al Comune ogni programmazione nella destinazione d’uso degli spazi, tutelando invece i più miopi interessi di bottega di una parte degli operatori.

Questi articoli, infatti, introducono la tipologia di “Dimora ospitale veneziana” e autorizzano alberghi e affittacamere ad aprire dipendenze nel raggio di 200 metri dalla sede principale dell’attività (oggi il limite è 100 mt), senza per altro dover chiedere al Comune alcuna variazione di destinazione d’uso.

Così, l’art. 131 di fatto avalla chi voglia propinare “patacche” al turista sprovveduto, offrendo, in più, un grimaldello per regolarizzare alberghi o affittacamere finora abusivi. A queste strutture va invece imposto uno standard minimo elevato, limitandone l’impatto sul tessuto residenziale.

Dirompente, poi, l’art. 132: non solo consente dipendenze anche a grandissima distanza dalla sede, ma dà tale facoltà – solo nella città storica – anche agli affittacamere, sottratti alle politiche di controllo e limitazione del Comune.

Paraddossalmente, nella sola Venezia sarebbe così autorizzato quell’albergo diffuso proibito nel resto della regione.

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