FONTEGO DEI TEDESCHI Da sempre nel cuore della città, resti aperto alla città
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Palazzo al centro della città e – idealmente – del mondo, il Fontego dei Tedeschi sorveglia il ponte di Rialto da almeno 500 anni: sede storica delle Poste, è stato recentemente venduto alla famiglia Benetton.
I 40xVenezia – attraverso il lavoro del Tavolo Diritto al patrimonio – hanno da subito puntato il riflettore sulla futura sorte riservata al Fontego, sollevando immediatamente in città il tema della sua fruizione e destinazione d’uso. Lo scorso novembre se n’è anche discusso pubblicamente all’Ateneo Veneto, coinvolgendo nel confronto cittadinanza e rappresentanti delle istituzioni. Ma la nostra attenzione sul destino di questo gioiello dell’architettura e della storia di Venezia non è scemata, tanto che sarà presentato alla città un documento per attualizzarne l’importanza e ribadire la sua intrinseca qualità di “patrimonio culturale” di tutti e per tutti.
Se è pur vero che il Fontego dei Tedeschi è ormai una proprietà privata, è necessario che l’amministrazione comunale intervenga – nei limiti delle sue possibilità – per garantire alla “comunità patrimoniale veneziana” l’accesso al palazzo e soprattutto la sua valorizzazione come elemento irrinunciabile della nostra vita quotidiana, con quella straordinaria cornice architettonica, che lo rende unico al mondo. Pensiamo ad esperienze di compenetrazione tra interesse pubblico e privato. Così – a puro titolo di esempio – il Fontego potrebbe diventare un Centro per la Cultura Materiale: un luogo dove il confronto tra mercato di prodotti e oggetti antichi e nuovi potrebbe far ripensare materie come vetro, seta, merletti, coinvolgendo quegli operatori veneziani che vogliono risollevare alcune tecniche uniche dall’alternativa lusso-chincaglieria-souvenir e fare ricerca, interagendo con altre realtà locali, come il laboratorio creativo avviato dal Gruppo Benetton, Fabrica, o la Facoltà di Design, Arti e Moda dell’Università Iuav. Oppue, ancora, un centro commerciale tematico, in cui le merci provengano da tutto il mondo, attraverso filiere certificate; o un museo etnografico e di cultura materiale veneziano di nuova concezione, che non sia una polverosa raccolta di oggetti in disuso, reperti fossili di tecniche scomparse, ma un centro di documentazione su attività ancora vive e in evoluzione.
Per molti secoli il Fontego, ricostruito l’ultima volta tra il 1504 e il 1508 a seguito di un disastroso incendio, ha costituito il naturale punto d’incontro tra comunità diverse, che al suo interno vi hanno praticato fiorenti commerci, a partire dai Tedeschi ai quali la Serenissima concesse di farne propria dimora su corrispettivo in denaro: una somma molto alta per l’epoca. La struttura stessa del cortile interno, a ben guardare, rimanda ad una sorta di piazza chiusa sui quattro lati con una porta d’acqua che la mette in collegamento diretto con il Canal Grande. Incontrarsi, scambiare oggetti e mercanzie, contaminare culture e stili di vita: il Fontego dei Tedeschi è il luogo per eccellenza della fusione tra le diversità. La funzione cui Venezia lo consacrò attraverso la mercatura tedesca è rimasta immutata nel tempo, se solo pensiamo all’utilizzo che ne ha fatto il ministero delle Poste lungo oltre cento anni: faticheremo a non entrare nel palazzo per andare a pagare la bolletta, ricevere una raccomandata, spedire un pacco, incrociando amici e conoscenti o semplicemente il vicino di casa.
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