MARITTIMA Waterfront da ricreare, ma senza maxi garage
In Marittima sono in corso i lavori della nuova, grande autorimessa – con annessi hotel, ristorante, negozi – voluta dall’Autorità portuale e approvata dal Comune: un grave errore, che vincolerà ad un uso ancora meramente turistico un’area strategica per lo sviluppo socio-residenziale della città.
Un errore da non ripetersi e al quale porre rimedio.
L’inesorabile calo di abitanti, causato anche da prezzi di alloggi e canoni di affitto improponibili, può essere contrastato individuando nuovi spazi in cui insediare abitazioni, attività, servizi per la popolazione a prezzi competitivi. Marittima era tra questi, come lo sono ex Italgas, Santa Chiara, stazione Santa Lucia: risorse irrinunciabili per la città storica. Per la loro particolare ubicazione urbana e la facile connessione con la terraferma sono, infatti, aree adatte a diventare il fulcro di un nuovo sistema urbano, a costi sostenibili. Al contrario, è pari a zero il grado di relazione e dialogo con la città e i suoi abitanti dell’intervento in corso in Marittima. Lo stesso “people-moover” non può certo rappresentare un elemento di ricucitura di un sistema urbano che necessiterebbe di una mobilità ben altrimenti integrata, con la creazione di un hub di interscambio fra le diverse modalità di circolazione (acqua, gomma, ferro) che punti ad una migliore gestione dei flussi, anziché all’aumento di quelli già esistenti. è in questo ridisegno complessivo della mobiltà del waterfront comunale, che anche il problema dei posti auto per i residenti dovrebbe trovare soluzione: non nell’ennesimo, estemporaneo maxi-contenitore fronte laguna.
Gli esempi di interventi di recupero a fini di residenza e terziario del “fronte del porto” da parte di importanti città europee dimostrano come riannettere la zona portuale al tessuto storico rappresenti un’opportunità da non perdere. Da tempo, si assiste invece a palesi contrasti tra le dichiarazioni d’intenti degli amministratori e le scelte effettuate. Così, il vicesindaco Michele Vianello auspica un futuro trasferimento dello scalo passeggeri sul Waterfront ovest della laguna, per liberare spazi stragegici per la città storica e dare nuove prospettive all’area di Marghera. Lo stesso presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa annuncia la realizzazione di un terminal per le mega-navi, a Porto Marghera. L’assessore alla Mobilità Enrico Mingardi mira alla diminuzione del traffico veicolare sul ponte della Libertà, in chiave di sostenibilità ambientale. L’amministrazione comunale auspica la diminuizione del traffico navale attraverso Bacino San Marco e Canale della Giudecca, per ridurre l’accertato carico di inquinamento e moto ondoso.
Non si capisce perciò su quali basi si sia ritenuto opportuno prevedere per la Marittima un intervento in diretto conflitto con le ipotesi di sviluppo dichiarate e che, invece, aumenta il carico di traffico e congestione sull’asse Ponte Libertà-piazzale Roma. Non si capisce quali siano i vantaggi per la cittadinanza, ne a quale forma di integrazione con il tessuto urbano si riferisca questo progetto.
La logica di questa operazione è quella di realizzare un’opera immediatamente remunerativa, con un servizio di parcheggio e l’ennesimo albergo per i croceristi. Iniziativa che fa il paio con l’aumento delle strutture a favore delle grandi navi, prevedendo con ciò la crescita esponenziale di quel traffico navale che, a parole, si dice di voler spostare altrove.
Vogliamo percò esprimere la più forte critica ad un progetto che impedirà di realizzare in un’area ben più vocata – Marghera – un’unica, grande, struttura integrata da adibire a terminal portuale, più funzionale per ottimizzare costi e servizi, oltre che più idonea a una migliore gestione dei flussi. Un intervento che disattende i propositi dell’amministrazione ed elude le indicazioni dell’Europa, che invita a ben altri progetti di razionalizzazione del sistema di accesso e mobilità della grande area metropolitana.
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