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Casinò, l’importanza di una “concessione” vincolata al bene comune

il giorno admin pada 18/01/2012 – 06:115 commenti

da il Gazzettino – Venerdì 13 Gennaio 2012

Il dibattito sulla “privatizzazione” del Casinò ha una fondamentale importanza per il futuro economico, e non solo, del Comune di Venezia
I membri dell’associazione 40XVenezia, ritengono che sia necessario dare un nome alle cose: in particolare che debba essere ben chiaro che il Casinò non è un “bene comune” ma piuttosto un “bene del Comune”; una struttura che ha come unico scopo assicurare il massimo delle risorse per i programmi e i servizi che il Comune intende realizzare oggi e nel futuro. Un bene che non può essere alienato in via definitiva. Nonostante ciò, il fatto che da qualche tempo a questa parte, i proventi del Casinò siano in caduta libera e non sia più possibile neppure assicurare una entrata certa al Comune, sembra passare in secondo piano rispetto all’affermazione che: “senza la quota da dare al Comune, il Casinò sarebbe in attivo”. Vale la pena invece di interrogarsi sugli errori commessi nel recente passato: l’operazione Ca’ Noghera, dopo i lauti incassi del primo periodo, è stata lasciata senza innovazioni e strategia; gestioni impigrite si sono via via succedute lasciando che il Casinò di Venezia si svuotasse dei suoi assets fino ad accantonare la questione “sede unica”. Anche il marchio “Casinò di Venezia”, che in qualsiasi contesto sarebbe una fucina di denari, è stato lasciato in un cassetto senza investire, ad esempio, nel gioco online, vera attuale tendenza, che il Casinò avrebbe potuto praticare da anni e che invece è stato colpevolmente accantonato sino a subire, oggi, la concorrenza di imprenditori più scaltri e motivati. Ha pesato anche la rinuncia ad una vera strategia di marketing rivolta ai grandi giocatori a cui si è preferito allargare ad un utente indifferenziato, con il paradosso di un aumento degli ingressi e un contemporaneo calo degli incassi. Si è sottovalutata la concorrenza d’oltre confine e si è oggi impreparati ad affrontare anche solo le sale per il “poker live” che a breve verranno aperte fra Treviso e Padova.
A questo punto non è più possibile rimandare oltre l’affrontare in modo serio, imprenditoriale, le questioni. Non deve più essere un tabù il progetto di cedere ai privati la gestione del Casinò, né il lasciare che siano altri a decidere strategie, marketing e gestione della Casa una volta che si abbia la garanzia di una gestione produttiva, impeccabile e trasparente e che la proprietà della concessione rimanga in possesso del Comune. Nell’ipotesi di “privatizzazione” vi sono alcuni dati imprescindibili che l’eventuale concessionario privato deve essere chiamato a rispettare. Innanzitutto la contropartita economica “minima” non può essere di molto inferiore ai 60 milioni di euro attuali, perché si deve pensare che i 40 messi a budget per il 2012 siano solo una parentesi per permettere al casinò degli investimenti extra; al contempo, non deve essere neppure stabilito un tetto massimo. Va, invece, fissata sin da subito una percentuale su quelli che saranno i possibili maggiori utili che un imprenditore intelligente potrà ricavare dal marchio, dalla licenza per il gioco online o, ancora, sugli utili derivanti dalla possibilità di nuove concessioni o gestioni di nuove sedi “satelliti”.
È molto importante capire come verrà corrisposto il valore della Concessione considerando che è certamente deleterio il “tanti, maledetti e subito”. Il pagamento in un’unica tranche anticipata vorrebbe dire un’ampia iniezione di capitali “una tantum” in una macchina amministrativa che è stata in grado di accumulare oltre 400 milioni di euro senza alcun serio tentativo di razionalizzare spese e strutture. Vorrebbe, forse, dire azzerare il debito pregresso senza che si sia attuato prima alcun tentativo di analisi dei centri di spesa assicurando così che anche per il futuro le richieste rimarranno inalterate, o peggio aumenteranno, mentre cesserà qualsiasi entrata dal Casinò. Meglio, molto meglio, chiedere continuità nel canone di concessione con una corresponsione annuale che sia attuale e non faccia perdere il senso della misura. Non è bene che il Comune faccia il biscazziere, tanto meno con il futuro della città

Stefano Mondini
Associazione 40XVenezia

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